In ritiro con Te… fino alla fine!

IL TEMPO E’ UN GRANDE TESORO!

23 – 25 settembre 2016.

Perché il ritiro? Per il forte desiderio di rallentare il tempo, di fermare il mondo per poter scendere un attimo…  Il tempo. Una vita frenetica sempre alla ricerca di “più tempo”. Ed è proprio con l’intenzione di valorizzare la qualità del proprio tempo, invece che la quantità, che siamo giunti all’Eremo dei Camaldoli, su una splendida collina da cui si gode un bellissimo panorama di Napoli, del suo golfo e della penisola Sorrentina, per cogliere l’intima essenza di un luogo che, oltre che di storia e di arte, è prima di tutto un luogo dello spirito.

La partecipazione al ritiro richiede tempo. Due giorni. 48 ore da sottrarre ai nostri mille impegni quotidiani, al lavoro, alla partita, allo smartphone, allo shopping. Il tempo è un grande tesoro. E allora due giorni all’eremo sono… tempo sprecato? No, cari amici! Nell’esperienza all’eremo ogni ora è preziosa, ogni momento è ricco di possibilità, di potenzialità… ma anche di rischi: si rischia di ascoltare il proprio cuore… di ascoltare Dio! Ci vuole coraggio! Il coraggio di preparare la valigia, riempiendola con le nostre di aspettative, i nostri fardelli, le nostre intenzioni… e tanta curiosità. Cosa mi sussurrerà il Signore all’orecchio? Dal frastuono cittadino al silenzio del monastero. Basta varcare il cancello per gustare la semplicità di un mondo fatto di storia, di vita vissuta, di arte, per godere della bellezza del creato attraverso i profumi, i fiori, le coltivazioni. E’ il posto più bello del mondo.

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E’ il viaggio nell’anima. E’ la tappa del viandante nel percorso della comunità, quella comunità viva e dinamica che batte un solo cuore. Insieme si prega, si mangia, si beve, si ride, si piange, si discute, si gioca, si affrontano i problemi di ognuno ed insieme si ricercano le soluzioni… partendo dall’incontro personale di ognuno con Gesù. La comunità si stringe sempre attorno al fratello in difficoltà. “Vista la loro fede Gesù disse al paralitico: <<Coraggio, figliuolo, ti sono rimessi i tuoi peccati>>”. A causa degli uni, Dio è pronto a perdonarmi! Si, perché nel bilancio della nostra vita l’amico non è mai una perdita: è un guadagno! Che meraviglia… che ardore, il cuore che brucia per la caduta del fratello e che fa festa quando si rialza, perché essere comunità presuppone la più alta e stupenda statura morale e spirituale: una fede incrollabile in Gesù e un amore verso il prossimo molto forte. Ed il perdono è la più alta manifestazione dell’Amore, vale infinitamente più della guarigione fisica, perché  dà una sensazione di libertà e di leggerezza all’anima che deriva dall’aver lasciato andare un pesante fardello che forse ci accompagnava da lungo tempo. Il perdono  aiuta a rilassarsi, a superare le nostre paure, a vivere nella calma del cuore e ad aprire la porta a nuove opportunità di crescita. E’ la pienezza della fede: perdonare, farsi perdonare, perdonare se stessi.

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Passeggiando tra i mille profumi dei viali alberati ci si rende conto di quanto la natura sia in grado di dare vita a forme spettacolari. Il fruscio esalta il silenzio, la lingua comune ed eterna dell’universo, la più adatta a comunicare i sentimenti più profondi. Ed è proprio la Vergine del silenzio che ci ha guidato nella meditazione interiore e nella contemplazione del nostro rapporto con il Padre. Il silenzio è ascolto… Attenzione però, perché quando il silenzio, da ascolto si trasforma in muro dietro cui nascondersi nei rapporti personali, la prospettiva cambia! Quante volte sono stato in silenzio aspettando e aspettando ancora che le persone a me care potessero capire quello di cui io avevo bisogno. Quante volte ho cercato invano di mandare segnali attraverso occhiate, gesti,  messaggi per me assolutamente inequivocabili, ma non compresi. Quante volte ho atteso una persona nel “momento giusto” a dirmi che era lì per me , non per chiedere di aiutarmi, ma per gridare che voleva “profondamente aiutarmi”. Quante volte, per orgoglio, ho atteso che fosse l’altro a parlarmi perché era giusto così!

All’improvviso una canzone: “… e parlanno, parlanno, parlanno quanti ‘ccose se ponne accuncià… quanti ‘ccose che sule si e ‘ddice te fanno fa a pace e te fanno scurdà…”. Parlare… tacere…? E’ meglio parlare piuttosto che aspettare in silenzio che la persona capisca! Quando Il silenzio è muro, diventa vuoto di significato e spesso si risponde al silenzio con altrettanto silenzio, dando adito ad una marea di fraintendimenti dolorosi. Ti manca qualcuno e lo vuoi incontrare? Chiamalo ed invitalo! Ti piace o non ti piace qualcosa? Dillo!  Hai sbagliato? Chiedi scusa! Pensi di non essere compreso? Spiegati meglio! Ami qualcuno? Diglielo! E’ tutto così semplice… “… parlamm si avimma parlà, perché e vote ‘o silenzio nun se po’ suppurtà”. Aggiungerei “’O pparlà chiaro è fatto pe’ ll’ amice”.

Mentre la canzone continua a suonare nella mente,  si respira aria di festa! Si ride e si scherza aspettando la notte.  Cosa deve ancora succedere dopo questo vortice sconvolgente di emozioni? Di notte! Il meglio deve ancora venire, perché Gesù di notte non dorme, è sempre lì a vegliare su di noi! E tutti insieme abbiamo risposto alla chiamata. I giardini illuminati di fiaccole si stringono attorno ad un continuo viavai di viandanti avvolti nei maglioni per darsi il cambio davanti all’inesauribile fonte di luce e di forza. L’Adorazione di Gesù Eucaristia! Non ci sono letti, non ci sono cuscini, solo l’Amore di Gesù che riscalda e ristora.

Gesù, ferma su di me i tuoi occhi… la tua mano stendi e donami la vita. Abbracciami… fino alla fine!